Il perito agrario è una delle figure professionali di cui più si sente parlare negli ultimi tempi nel settore primario.

Si occupa principalmente di consulenze aziendali di tipo agrario e zootecnico. Verrebbe da pensare quindi che gli sbocchi professionali, così come le mansioni lavorative si restringano alla produzione agricola data dalle colture e dall’allevamento.

La realtà è tutt’altra. Infatti, vista la possibilità di lavoro da libero professionista il perito agrario ha enorme margine lavorativo e di sbocchi occupazionali. Vediamoli insieme.

Quali sono gli sbocchi lavorativi dei periti agrari

Fra le tante opportunità offerte da un settore come quello agrario troviamo:

  • Direttore amministrativo di aziende agricole.
  • Consulente esterno nei tribunali per la stima di beni immobili e proprietà fondiarie.
  • Consulente per aziende agrarie seguendo gli obiettivi preposti dalla stessa.
  • Perito nei casi di danneggiamento alle colture dell’azienda (effettua delle stime dei danni).
  • Può lavorare nella tutela del territorio e dell’ambiente occupandosi della loro salvaguardia attraverso rilievi pre-costruzione di cantieri.
  • Può curare in azienda anche l’aspetto fiscale e delle operazioni catastali.
  • Controllo qualità dei prodotti per fattori chimici, di igiene e organolettico.
  • Assistente tecnico per la creazione delle rotazioni dei fondi.
  • Studio per l’uso di energie alternative per l’allevamento e la coltivazione.

Con questi abbiamo dato vita a una lista più o meno ampia di quelle che sono le opportunità lavorative di un perito agrario.

Quali studi fare?

Tutte queste mansioni richiedono altrettante competenze che non possono essere ottenute in pochi mesi di studio, ma richiedono una formazione specifica che parte dall’ottenimento di un diploma agrario o, per meglio dire, frequentare un istituto tecnico agrario.

È proprio lì che una persona inizia ad assimilare competenze riguardanti il settore agricolo, con lo studio di materie specializzanti accompagnate alle classiche materie di studio di un percorso scolastico superiore.

Dopo il diploma sarà possibile continuare gli studi intraprendendo un percorso universitario.

Ci sono però corsi di laurea che fanno da specializzazione a ciò che si affronta alle superiori, di seguito alcuni consigli:

  • Scienze agrarie;
  • Viticoltura ed enologia;
  • Paesaggistica e territorio;
  • Architettura;
  • Medicina veterinaria.

Come detto, ci sono tante strade percorribili per ampliare gli studi in campo agrario, ma non è l’unica opzione.

Essendo un diploma tecnico sarà possibile trovare da subito lavoro come lavoratore dipendente in un’azienda del settore o decidere di diventare liberi professionisti affrontando dapprima un tirocinio di 2 anni che secondo le normative vigenti deve essere sostenuto presso un perito agrario iscritto all’albo dei professionisti da almeno 5 anni, dopodiché sostenere l’esame di abilitazione alla professione e infine iscriversi all’albo dei periti agrari.

L’obbligo di formazione continua

Dopo l’iscrizione sarà possibile lavorare nel pubblico e nel privato da freelance, ma con l’obbligo di formazione continua professionale.

Vale a dire che ogni professionista dovrà seguire dei corsi di aggiornamento per periti agrari delle proprie conoscenze presso enti accreditati al Collegio Nazionale dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati così da ottenere alla fine di ogni corso dei crediti formativi senza i quali non è possibile continuare a professare la propria mansione.

Un perito agrario deve conseguire almeno 30 crediti in 3 anni dall’iscrizione all’albo.